lunedì 16 maggio 2016

Le tecniche del mosaico


Il termine mosaico deriva probabilmente da “musae”. Le muse erano, secondo la mitologia greca, le protettrici delle arti. I mosaici possono impreziosire pareti, pavimenti e oggetti vari. Sono formati dall’accostamento di piccoli frammenti colorati di forma diversa “le tessere”, tenute insieme da un legante. I primi mosaici risalgono alla civiltà sumera tra il quarto e il terzo secolo a. C. presentano un accostamento ordinato di elementi naturali (pietre dure, semipreziose). I mosaici greci sono pavimentali, realizzati con ciottoli, di solito viene decorata la parte centrale della stanza.


Con i romani il mosaico conosce una grande fioritura, non sono più intesi come tappeti, ma fanno parte integrante dell’architettura e decorano gli edifici. Con il mosaico bizantino si attua quello ornamentale di pareti e volte, soprattutto negli edifici di culto. Nell’era moderna il mosaico è un mezzo espressivo dei grandi come Gaudì che lo ha inserito in molte delle sue opere architettoniche e la pittura di Klimt è sicuramente stata influenzata dai dai mosaici bizantini di Ravenna.

La composizione delle tessere varia secondo l’opera da realizzare, la natura ci offre diversi elementi: pietre naturali (lapislazzuli, agata, giada, onice e i quarzi), i marmi (rocce vulcaniche, rocce sedimentarie). Ma quelli più usati sono gli smalti in pasta di vetro, la gamma cromatica è estremamente ampia: si aggira intorno alle 5.000 tinte. I maestri vetrai veneziani, già nel trecento, avevano a disposizione questo vasto campionario. L’inclinazione delle tessere determina il modo in cui si rifrange la luce. Quindi con la giusta angolazione si ottengono interessanti giochi di luce.






Per tagliare le tessere occorre la martellina, un martello ricurvo di acciaio a doppio taglio e il tagliolo, una piccola scure, montata su un ceppo di legno. Per rifinire il taglio si usano le tenaglie. Il taglio delle tessere, secco e preciso, è uno dei momenti più importanti dell’intero lavoro: richiede una maestria che si acquisisce solo con tanta esperienza. 




La posa del mosaico può essere diretta o indiretta. Il metodo diretto consiste nel depositare, o come si dice tecnicamente “allettare” le tessere direttamente in loco, su un legante. In questo caso il disegno si trasferisce o con la tecnica della stampa o con la tecnica dello spolvero. Il metodo indiretto consente di accelerare i tempi di esecuzione poiché il mosaico è realizzato in laboratorio. Si esegue su una base di carta o di tessuto su cui è riprodotto il disegno, a lavoro ultimato l’opera si presenta con la parte posteriore a vista, sulla quale viene messo il legante. Si gira il mosaico, appoggiandolo sul supporto definitivo e infine si toglie la base provvisoria. 




                                                                             mosaico moderno



                                                                             mosaico bizantino

Esiste un metodo, a rivoltura o diretto su calce provvisoria, che è una sintesi dei due precedenti metodi, in quanto consente di ottenere i risultati tipici del metodo diretto, pur lavorando in studio. Data la sua particolarità, la tecnica permette di riprodurre copie di mosaici antichi.


Caterina Guttuso





6 commenti:

  1. Caterina sei sempre chiara e completa. Per fortuna questa tecnica sembra meno dettagliata. Complimenti! FAB

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  2. Si ho voluto sintetizzare al massimo per una lettura non complicata. Grazie per il commento!

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  3. Ricordo questi pezzettini colorati e mi piacevano. Tecnica interessante.
    Nina

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    1. si in effetti la tecnica diretta su supporto di legno è semplice!

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  4. La costruzione dei mosaici ci lascia intuire la grande padronanza che gli artisti/artigiani dovevano avere degli strumenti che venivano messi in atto.
    Grazie.

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    1. Rosa hai intuito bene! Il taglio delle tessere e l'accostamento dei colori devono dare corpo a una immagine piana, fatta di pietre o smalti veneziani. Grazie per il commento.

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